INTRODUZIONE
Questo documento, redatto da CasaPound Italia e scaricabile sui siti dell’associazione, ha lo scopo di testimoniare lo stato di degrado e di abbandono in cui versa la pineta di Castel Fusano di Ostia. Ancora di piùl’intento è però quello di porsi nei confronti del problema con un atteggiamento attivo e propositivo suggerendo possibili interventi e migliorie di cui potrebbe beneficiare l’importantissimo sito naturalistico, a vantaggio sia dell’ambiente che della fruibilità quotidiana da parte di ognuno.
Abbiamo già pubblicato in data 30 novembre 2011 un video sullo stato di estremo degrado in cui versa l’area verde lungo i suoi sentieri (http://www.youtube.com/watch?v=57whTct2qGg). Riteniamo lo stato di degrado davvero vergognoso sopratutto data l’importanza naturale e archeologica della riserva: bottiglie, rifiuti, coperte, materassi, batterie di automobili, vestiti e bombolette da campeggio per bivacchi di fortuna di sbandati è quello che è stato trovato entrando nella pineta e che è possibile vedere nel video. Redigiamo questo documento augurandoci che questa nostra ennesima azione costringa qualcuno ad intervenire prendendo veramente sul serio la questione, senza emozioni momentanee da tornata elettorale. E’ inaccettabile lo stato in cui versa la nostra pineta. Come abbiamo ribadito già altre volte, anche per altre tematiche, l’indifferenza dei politici è davvero preoccupante. La pineta, decaduta la sua utilità viaria e venatoria, deve essere rivalorizzata, resa agibile e usufruibile alla cittadinanza come polo didattico e ricreativo, potendone sfruttare tutte le potenzialità che una così importante risorsa può donare ai cittadini tutti.
1. CENNI STORICI
Il nostro è un territorio importante e ricco per storia, per peculiarità ambientali e sociali. La tradizione fa risalire la fondazione di Ostium ad Anco Marzio, quarto re romano. Divenne fin da subito un importante luogo di passaggio come accesso dall’entroterra al mare e quindi dal mare verso l’entroterra attraverso il Tevere. Conquistato il Mediterraneo da parte di Roma, la città acquisì grande importanza come porto commerciale durante il periodo imperiale tanto da necessitare di adeguate strutture con i porti di Claudio prima e di Traiano poi. Di passaggio inoltre tra le due sponde del Tevere era la Via Severiana fatta costruire da Settimio Severo e che collegava la vecchia Fiumicino con Anxur (Terracina). Con la disgregazione dell’Impero Romano la cittadina perse importanza diventando anzi luogo di saccheggi e di scorrerie da parte di Goti e Saraceni e che costrinsero ad uno sviluppo urbano meno esposto lungo la costa. Al fine del controllo del traffico fluviale e militare, vennero costruite diverse torri di guardia alla foce e nel XIV secolo venne eretto il castello (di Ostia Antica) che però perdette la sua funzione in occasione di una piena del Tevere nel 1557 che ne deviò addirittura il corso. In questo contesto di decadenza, malsano e di un territorio spesso inondato, il litorale romano a ridosso della foce del Tevere trova la sua caratteristica naturalista dove alle selve di macchia mediterranea si alternavano paludi e acquitrini ed il cui ricordo è conservato nella toponomastica locale: Saline, Stagni di Ostia etc. Esteso era proprio lo Stagno di Ostia il quale si sviluppava alle spalle dell’attuale pineta di Castel Fusano la quale ebbe diversi proprietari nel tempo. Il possesso del territorio della pineta di Castel Fusano può essere infatti ascritto agli Orsini fin dal secolo XIV ai quali subentrò, dopo vari passaggi, la famiglia dei Sacchetti, di provenienza fiorentina e già affittuaria della vicina tenuta di Decima. Nel 1620 questi fecero quindi costruire ed affrescare la loro dimora (nei pressi dell’attuale Country Club) per essere infine, nel 1634, usufruttuari di circa 2000 ettari di terreno tra le diverse tenute da loro controllate nell’area. Nel 1713 essi avviarono una importantissima opera di forestazione ricoprendo l’area con circa 7000 pini domestici e con numerosi lecci (della famiglia delle quercie) e pioppi, invigorendo così la macchia mediterranea sempreverde autoctona.
I Sacchetti vendettero poi il tutto nel 1755 ad Agostino Chigi il quale a sua volta affittò nel 1888 la tenuta al Re Umberto I per poi venderla definitivamente nel 1932 al Governatorato di Roma che il 21 aprile 1933 ne aprì parte al pubblico. Importantissime opere di bonifica di aree coperte, come detto sopra, da ampie zone paludose e malariche vennero avviate con i coloni ravennati alla fine del secolo XIX per venire poi definitivamente portate a termine durante il Fascismo. Il Canale dei Pescatori è una di queste opere idrauliche di allontanamento delle acque verso mare mentre verso l’entroterra sono tutt’ora visibili chiuse, sollevatori e canali secondari utili allo stesso fine. Nel dopo guerra venne portata a compimento la Cristoforo Colombo, progettata già nel 1937 con il nome di “Via Imperiale”, via attraverso cui “La Terza Roma si dilaterà sopra altri colli, lungo le rive del fiume sacro sino alle spiagge del Tirreno.” La Regione Lazio ne ha fatto nel 1980 un Parco Urbano e infine, dal 1996, il Parco Urbano è incorporato nella Riserva naturale Litorale Romano. Nell’estate del 2000, circa 260 ettari di pineta sono stati distrutti da un grave incendio.
2. CONTESTO NATURALE: GEOLOGIA, FLORA E FAUNA
Il territorio del municipio XIII è solo una parte dell’estesa fascia litoranea caratterizzata in grande parte da sedimenti fluviali e in parte subordinata da depositi piroclastici del vulcanismo laziale (attivo fino a tempi recenti ed ora quiescente). Fondamentali alla costruzione della geologia e morfologia dell’area sono state le ampie oscillazioni della linea di costa che negli ultimi milioni di anni hanno contribuito alla sua modellazione: si va dall’ingressione marina pliocenica (circa 3 mln di anni fa) in cui il Circeo risultava essere allora un’isola, per subire successive ritirate come l’ultimo grande abbassamento di circa un centinaio di metri sotto l’attuale livello del mare durante l’ultima glaciazione Pleistocenica (terminata circa 10-12000 anni fa; essa segna l’entrata dell’Olocene per i geologi ed il passaggio al Neolitico per gli antropologi). Da circa 6000 anni si sono formati e succeduti una serie di cordoni costieri di ampiezza variabile dovuti all’alternanza tra le fasi di accrescimento della piana deltizia dovute all’apporto fluviale e successive ingressioni marine che tendono invece a distruggerle. Allora come adesso risulta infatti fondamentale anche l’azione del fiume Tevere, il fiume sacro a Roma, e del materiale che esso trasporta con sé. Questo apporto solido è fruttodello smantellamento dei rilievi appenninici attraverso cui il fiume si snoda e delle formazioni vulcaniche del distretto laziale che attraversa: visibili sulle nostre spiagge sono infatti i ferrosi granelli neri. Le oscillazioni del livello del mare sono quindi normali eventi ciclici nelle dinamiche litoranee ed infatti queste risultano “visibili” nella serie di cordoni litorali che costituiscono la piana deltizia del fiume. Il tutto è in realtà un sistema integrato in cui aspetti particolari sono espressioni di eventi di più ampio respiro: fasi di progradazione del delta risultano coeve con fasi climatiche più fredde e umide mentre fasi di arretramento della costa sono correlabili a periodi più caldi caratterizzati per esempio da sviluppi dei suoli in alta montagna e ritiro dei ghiacciai riscontrabili nell’Appennino. Tutto il XIII municipio, proseguendo anche fino a Civitavecchia verso Nord e verso Sud sorpassando Torvanianica, è fondato su queste successioni legate all’integrazione delle suddette dinamiche costiere. Maggiormente visibile è la componente di origine vulcanica procedendo verso l’entroterra.
Un piccolo accenno alla botanica della pineta di Castel Fusano: le specie presenti, abbondanti Lecci e Pini domestici, risultano perfettamente integrate perché adattate in un contesto di spiagge e dune litoranee caratterizzato da un ambiente a forte insolazione, ventosità e alta salinità del substrato. La risposta della vegetazione a tali condizioni sono visibili nei loro apparati aerei. Il Leccio ed il Pino domestico sono le essenze più comuni. Altri tipi di essenze che si possono notare a bordo di taluni contesti morfologici sono essenze palustri. Elementi legati proprio alle dinamiche di costa sono difatti quelli che attualmente sono conosciute come “stagni di Ostia” o “campo salino” proprio perché fino al secolo scorso esistevano degli stagni frutto dell’impossibilità dell’acqua di defluire verso mare. Acque che “rimanevano indietro” rispetto l’oscillazione della linea di costa. Le opere di bonifica iniziate dai ravennati sul finire del secolo XIX e portate definitivamente a termine durante gli anni ’30 hanno permesso a queste acque di ristagno, luogo di malaria e di tifo, una via al mare. Il Canale dei Pescatori è una di queste opere. Interessanti aneddoti storici che raccontano l’evoluzione del litorale sono sicuramente quelli legati al porto di Claudio e Traiano i quali in quanto porti vennero costruiti su una linea di costa che ora, a distanza di circa 2000 anni, si trova circa un paio di km più ad ovest. L’interramento è dovuto proprio all’apporto solido da parte del fiume Tevere che ha alla fine totalmente seppellito l’enorme struttura portuaria. Ancora prima Ostia Antica stessa, fondata sotto Anco Marzio, era dotata di un vitale porto grazie alla sua posizione all’epoca sul mare. Un altro interessante aneddoto tra tanti, tra cui quelli della Torre Boacciana costruita nel 1420 a guardia della foce del Tevere e la successiva Torre di S. Michele costruita nel 1569 a guardia della nuova linea di costa, è quello riguardante il Castello di Giulio II risalente al sec XV. Forse uno dei più degni di nota nella serie di innumerevoli eventi calamitosi legati al fiume Tevere. Inizialmente esso era uno dei vari punti di controllo del traffico fluviale. Il 15 settembre 1557 il Tevere straripò in maniera così impetuosa che modificò addirittura il proprio corso, allontanandosi dal precedente che correva in prossimità del castello per intagliarsi un nuovo percorso all’interno dell’alveo in cui tuttora scorre e che per ora è quello che meglio rappresenta il suo stato di equilibrio con gli elementi intorno. In realtà le piene del Tevere sono un evento piuttosto normale ed è il modo naturale con cui, attraverso la deposizione di svariati km cubici di materiale, il fiume ha costruito la 6 sua piana. A tal guisa si fa qui una breve considerazione riguardo le famose opere di ripascimento, gioie e dolori dei cittadini e delle casse. Al fine di ottenere risorsa idroelettrica e di regolare il deflusso delle acque del fiume, soprattutto in periodi di piena, si sono costruiti, in particolar modo a partire dagli anni ’50, una serie di sbarramenti lungo il suo corso. Questi sbarramenti fungono però da sbarramento anche al materiale che esso trasporta. Inoltre anche il prelievo in alveo dei sedimenti grossolani per fini edilizi ha profondamente alterato il regime di trasporto. Anche la distruzione dei cordoni dunari, infine, avvenuta per intensa urbanizzazione soprattutto a sud della foce, ha favorito questo arretramento, che non si è invece verificato così grave verso Torvaianica dove l’edilizia non risulta per ora essere così selvaggia come nel nostro territorio. Allora questo mancato apporto non alimenta più la normale costruzione della piana deltizia tipica della fase attuale favorendo quindi per contro l’erosione del mare e favorita anche dall’innalzamento generale del livello del mare stesso. Tutto questo costringe gli enti turistici a periodici apporti antropici di sabbia tra l’altro spesso nemmeno idonea nel presente contesto (si può notare ad esempio il colore più giallastro di sabbie alloctone, prelevate da cave alla periferia di Roma), rendendo quindi nuovamente inefficaci questi costosi interventi. Tentativi di limitazione dell’erosione dovuta al moto turbolento delle onde sono rappresentati dalla posa di scogli qualche decina di metri dalla linea di costa. L’ambiente naturale è rimasto piuttosto ben conservato all’interno della Tenuta di Castel Porziano, appannaggio del Presidente della Repubblica, utilizzata sia come luogo di residenza e rappresentanza che
come zona d’attività zootecniche, agricole e silviculturali. Totalmente recintata, è sottratta al pubblico e può essere visitata solo per speciale concessione. All’interno della tenuta vi si trova una ricca vegetazione costituita da pino domestico (pinus pinea), lecci, boschi di frassino in zone depresse retrodunali, olmo e querce caducifoglie quali farnia e farnietto, nonché tratti a sughereta, praterie, zone depresse allagate (le cosiddette “piscine”) e macchia mediterranea tra cui corbezzolo, lentisco, fillirea, erica arborea, mirto, alaterno, ginepro fenicio, rosmarino ed osiride. Anche la fauna, sia di terra che volatili, risulta estremamente ricca e variegata con i suoi ambienti così diversificati, è molto ricca e comprende sia grossi mammiferi, quali cinghiali, caprioli, daini e cervi, sia uccelli rari come il gufo reale, oltre ad alzavole, germani reali e conigli selvatici. Non sono rari neanche gli istrici, tassi ed esemplari di testuggine Sul terreno si allevavano inoltre cavalli e bufale, mentre il bosco era usato per ricavarne carbone e fascine e per scopi venatori. Numerosissime sono anche le specie di insetti, a volte assai rare, che trovano rifugio nel legno putrescente di alberi morti o caduti.
3. LE NOSTRE IDEE E PROGETTI
Sport e azione
o Area recintata a pagamento ed attrezzata per barbecue, possibilità di raccolta differenziata.
La pineta può essere un meraviglioso punto di ritrovo per occasioni di “gite fuori porta” o anche vere e proprie feste organizzate in un contesto naturale unico. Essendo l’accensione di fuochi disciplinata in maniera molto stringente in quest’area, prevediamo la creazione di un’area appositamente adibita a bassissimo impatto ambientale ma funzionale e dotata di ogni possibile supporto logistico. Riteniamo ad ogni modo possibile l’utilizzo di altre forme di energia per tali scopo, oltre a quello classico con fuoco e brace. L’area sarà recintata e usufruibile dietro pagamento di una piccola quota destinata alla gestione dell’area che sarà quindi provvista di un gabbiotto di controllo e di un sistema differenziato per la gestione dei rifiuti.
o Circuito sportivo ampliato e funzionale.
Riteniamo fondamentale la cura e la disciplina del proprio corpo. L’attività fisica all’interno di un polmone verde cosi importante come la nostra pineta può e deve essere valorizzato e usufruibile.
o Circuito per mountain bike.
La pineta, con i suoi sentieri e percorsi in salita e discesa può offrire una possibilità sportiva e ludica agli amanti di questa attività. Si può creare un’area recintata con percorso ed ostacoli, provvista inoltre di videocitofono collegato con la sede amministrativa della pineta per qualsiasi necessità di primo intervento.
o Circuito/area attrezzata per cani: attrezzature per circuito sportivo per gli amici a 4 zampe (Sali/scendi, birilli per slalom, tunnel etc etc).
Uno spazio importantissimo per tutti coloro i quali desiderano allenare il proprio cane con circuiti e percorsi nonché un’area utile a tutti colori i quali vedono nel percorso una possibilità educativa per gli amici a
quattro zampe. Anche questa recintata e dotata di videocitofono collegato alla sede amministrativa dellapineta per qualsiasi necessità di primo intervento.
Cultura e giovinezza
o Percorso naturale, flora e fauna con escursioni guidate con preferenza da laureandi e/o neolaureati nel settore naturalistico.
Il patrimonio naturale offertoci da questo importantissimo polmone verde deve essere valorizzato, conosciuto, studiato e vissuto in ogni aspetto. La creazione di percorsi guidati organizzati e condotti da persone competenti deve essere uno stimolo per la conoscenza del patrimonio ambientale del nostro territorio. Prevediamo inoltre la perforazione geologia del sottosuolo con illustrazione sotto teca della stratigrafia estratta con relativa spiegazione della storia geologica dell’area. A tal fine saranno riqualificati e resi praticabili i percorsi originari tra cui, ad esempio, quelli che costeggiano nella pineta il Canale dei Pescatori resi attualmente inagibili dallo stato di abbandono in cui versano.
o Concorso fotografico e documentaristico sulla pineta.
La conoscenza del patrimonio naturale deve essere promosso in ogni aspetto per permettere a tutti di sapere ciò che si muove all’interno della pineta, per sensibilizzare e per rendersi conto dell’immensa fortuna che abbiamo nell’avere a nostra disposizione un così importante parco urbano naturale.
o Percorso storico nella via Severiana, ripristino dell’antico lastricato fino a Terracina di concerto con le amministrazioni locali interessate.
L’area del delta del Tevere e della pineta su essa sorta, è un’area in cui si sono susseguite le vicende storiche dell’uomo che ha abitato il litorale laziale fin prima dell’arrivo del leggendario fondatore Enea. Scambi commerciali e avvicendarsi di popoli l’hanno caratterizzata prima durante e dopo la conquista di Roma dell’intero bacino del Mediterraneo. Proponiamo rifondare e rivivere questo percorso storico con un progetto che dia nuova vita alla romana Via Severiana avviando uno studio di fattibilità di ripristino del suo antico tracciato fino alla vecchia Anxur (Terracina) di concerto con le locali amministrazioni e le autorità competenti, affinché anche la memoria storica sia parte del patrimonio del nostro territorio e possibilità turistica. Un percorso storico con aree di sosta attrezzate e pannellistica didattica che faccia vivere a chi
percorre il viaggio lungo la strada, un viaggio nel tempo recuperando e ripristinando dove possibile le antiche dimore di chi, come Plinio il Vecchio, lungo tale via abitava. Tale percorso sarà contemporaneamente pedonale e ciclabile.
o Gite scolastiche.
Le giovani generazioni sono per antonomasia il futuro, è loro compito essere educati fin da subito alla conoscenza e al rispetto della propria terra per essere quindi in futuro autori consapevoli e sensibili alle dinamiche del proprio territorio.
Civiltà e rilancio
o Piccola economia
La raccolta di pigne da cui ottenere i pinoli, conformemente alla legge vigente, potrebbe essere utilizzata come attività utile a creare una piccola economia di prodotti locali e attraverso cui creare una potenziale forma di autofinanziamento per il parco.
o Messa in sicurezza delle strade interne e ciclabilità.
Strade come Viale della Pineta di Plinio o ancora Via di Castelfusano sono spesso luogo di incidenti talvolta anche mortali per motociclisti. È nostra intenzione mettere in sicurezza tali strade avviando lavori di manutenzione tra cui stesa di nuovo manto stradale a sostituzione di quello già presente e gravemente deteriorato dal tempo e dall’azioni delle radici dei pini. Tale messa in sicurezza prevederà inoltre il posizionamento di guardrail di legno resistente per un impatto ambientale pressoché nullo e con l’aggiunta di barriere protettive specificatamente destinate alla protezione dei motociclisti. Questa situazione porterà alla separazione della carreggiata stradale da parte esterna, separata attualmente dagli alberi, e che potrà essere così destinata ad uso pedonale e ciclabile in totale sicurezza rispetto il passaggio dei veicoli.
o Potenziamento e maggiori disponibilità alle struttura pubbliche già esistente che “gestiscono” la pineta.
Ci sono realtà organizzate presenti da tempo e già radicate all’interno della pineta. Nostra intenzione è quella di conferire maggiore autonomia decisionale ad una struttura accreditata centrale che diventi luogo di convergenza e raccordo con tutte le micro realtà organizzate che vivono quotidianamente la pineta. Rendere quindi tale ente il punto di riferimento per tutto ciò che riguarda la pineta e ciò che in essa avviene, con possibilità decisionale indipendente per quanto riguarda le questioni organizzative e facente riferimento direttamente al dipartimento ambiente del XIII municipio per ogni altro aspetto.
o Collaborazioni con le Università di Roma.
Le possibilità date dalla pineta come insieme integrato sia naturale che storico riteniamo debba essere messa a disposizione non solo come offerta didattica ma anche come offerta formativa. Vogliamo avviare un progetto di collaborazione con le Università di Roma affinché studenti neolaureati e laureandi nelle scienze naturali possano trovare all’interno dell’ente della pineta accreditato, una possibilità di crescita professionale e formativa riconoscendo le ore svolte in attività all’interno della pineta come crediti formativi9 universitari (CFU). Il centro come luogo di preparazione attraverso seminari e letteratura scientifica disponibile nella sede e la pineta come palestra in cui mettere in pratica le nozioni acquisite.
o Manutenzione mensile gestita dall’AMA per la rimozione di rifiuti di qualunque specie.
Lo stato di degrado in cui la pineta versa è vergognoso, così come è vergognoso il disinteresse delle istituzioni locali. Proponiamo la destinazione di uno o più gruppi di operatori ecologici che intervengano attraverso la rimozione mensile dei rifiuti solidi urbani disseminati nella pineta e avviando segnalazioni alle autorità competenti laddove siano necessari interventi più importanti di bonifica. Segnalazioni su punti di degrado della pineta potranno essere fatte nella sede accreditata della pineta.
o Conservazione integrale del patrimonio naturalistico contro speculazione edilizia e lottizzazione.
Gli interessi dei costruttori sul nostro territorio possono essere gravemente dannosi non solo all’immagine della politica ma anche, non di meno, al patrimonio naturale che rischia di essere definitivamente perduto. La pineta è una risorsa non in vendita né contrattabile con palazzinari e costruttori spietati di turno. La crescita urbana del municipio deve essere armonica e rispettosa di questo importantissimo polmone verde.
o I nemici della pineta.
Il rischio speculazione edilizia, incuria, incendi e inciviltà sono problematiche reali. Noi proponiamo che chiunque venga colto ovvero condannato per aver commesso reati contro il patrimonio ambientale non solo deve scontare la pena prevista dal codice civile ma proponiamo che una parte venga scontata prestando servizio civile obbligatorio presso la pineta stessa, con ruoli e mansioni di volta in volta stabilite da un organo predisposto competente.
o Chiusura notturna della pineta.
Non c’è motivo di tenere la pineta aperta nelle ore notturne. L’accesso quando il Sole è tramontato è solo una possibilità in più per sbandati e malintenzionati di servirsi della pineta come luogo adatto a chissà quali loschi affari o dubbie attività, spesso al limite della legalità. Proponiamo di istituire un orario di apertura e chiusura del parco in accordo con le stagioni e di provvedere all’installazione di cancelli che andranno aperti e chiusi dai responsabili del centro che gestisce la pineta.
Bibliografia e sitografia
Antonioli F., Leoni G. (1998). Siti archeologici sommersi e loro utilizzazione quali indicatori per lo studiodelle variazioni recenti del livello del mare. Il Quaternario, 11(1), 53/56.
Bellotti P., Biagi P.F., Tortora P., Valeri P., (1987). Il delta del Tevere: caratteri morfologici esedimentologici della piana deltizia. Giornale di Geologia, 49, 89-99.
Giraudi C. (2004). Evoluzione tardo-olocenica del delta del Tevere. Quaternario. Italian journal ofQuaternary sciences, 17(2/2), 477-492.
Guide Geologiche Regionali, Lazio. A cura della Società Geologica Italiana, Be-Ma editrice.
http://it.wikipedia.org/wiki/Sacchetti_%28famiglia%29
http://it.wikipedia.org/wiki/Parco_urbano_Pineta_di_Castel_Fusano
http://www.vivilapineta.it/it/index-2-6.html
http://www.comune.roma.it/wps/portal/pcr?jppagecode=xiii_schede_territ_27.wp
http://www.comune.roma.it/wps/portal/pcr?jppagecode=xiii_schede_territ_31.wp
http://www.comune.roma.it/wps/portal/pcr?jppagecode=dip_pol_amb_riserva_veg.wp
http://www.riservalitoraleromano.it/index.asp


Il video del degrado della pineta










